Quando il gioco d’azzardo diventa una patologia

Tante indagini e statistiche sono state effettuate sul GAP che hanno portato forse ad un risultato comune: si gioca maggiormente per “solitudine”, per impiegare il tempo libero, per evadere dal quotidiano. Sembrano le stesse identiche motivazioni che hanno spinto e spingono i consumatori di alcool e di droga. Il Dipartimento Politiche Antidroga affronta quotidianamente le problematiche ed i disagi sopratutto dei più giovani che sono i consumatori che necessitano di maggior tutela: hanno messo a disposizione incontri, laboratori socio sanitari, terapie di gruppo e centri di ascolto che sono elementi indispensabili affinchè il giovane-consumatore abbia un punto di riferimento a cui rivolgersi e possa seguire delle terapie di reinserimento una volta effettuato il percorso di recupero.

Un altro argomento che si fa strada sempre più prepotentemente è quello di instaurare un “rapporto tra gestori e consumatori”, rapporto che deve concretizzarsi da parte del gestore nella sensibilità di capire e comprendere quando un consumatore è troppo coinvolto dal gioco, troppo sensibile o poco responsabile. Tutto questo il gestore certamente non può farlo senza avere delle “basi” che si possono “affinare” con dei corsi specifici di professionalizzazione che portino la sua sensibilità a percepire il disagio. Il lavoro di gestione delle sale da gioco è difficile, ma crediamo che a questo punto debba essere veramente più responsabilizzato: i gestori non possono essere lì solo a raccogliere danaro, ma anche impegnandosi ad aiutare i consumatori…. qualora ne intravedano la necessità, evitando così risultati penosi e disagi che una volta sopravvenuti diventa difficile combattere.