Meno gioco d’azzardo vuol dire meno personale

gioco d'azzardo

Sembra veramente impossibile che quando si parla di riduzione di orari di funzionamento delle “famigerate macchinette” in generale, ma particolarmente quelle destinate ai pubblici esercizi, chi governa le nostre vite non abbia potuto o voluto pensare che questo percorso di riduzione delle apparecchiature non potesse “trascinarsi dietro” anche una certa quantità di “riduzione di personale” addetto a quegli esercizi. Quindi, le associazioni che tutelano le industrie del gioco, tanto per cominciare Sapar ed As.Tro, puntano il dito su queste conseguenze derivanti dai nuovi orari del gioco, particolarmente, nella città di Torino.

E con questi interventi anche sui casino online paypal, le associazioni intendono rendere noto che dalla entrata in vigore delle nuove ordinanze, una sala da gioco media che aveva quattro o cinque dipendenti, potrà dare lavoro solo “ad una persona, una persona e mezza” al massimo. È, quindi, ovvio che le preoccupazioni degli operatore del settore sono tante sia per le proprie attività che per le risorse che sono costretti a “mettere alla porta”. Anche se naturalmente la responsabilità di tutto questo non è da imputare al settore, ma senza ombra di dubbio al Governo che a Torino permette l’accensione delle apparecchiature solamente dalle 14 alle 18 e dalle 20 alle 24.

Questa limitazione messa in pratica ha sorpreso, sinceramente, gli operatori dato che l’assessore al Commercio, dopo aver ascoltato tutte le parti in causa nello scorso mese di settembre, sembrava assolutamente possibilista di “cambiare gli orari correnti in altri più soft” dimostrandosi disposto a comprendere le esigenze e le richieste degli operatori del gioco. Operatori che avevano richiesto orari più morbidi per quegli esercenti che frequentassero un corso di formazione specifico per il gioco problematico proposto dalla categoria ed approvato dal dipartimento della Sanità. Dopo questa disponibilità, a soli tre giorni di distanza, è uscita l’ordinanza.

È d’obbligo ritornare su questa “Babilonia” di orari perché non sono stati uniformati come si poteva presupporre. Di conseguenza, se non si gioca in un paese si può giocare invece in un altro limitrofo, magari a due chilometri di distanza. E questo sta creando una confusione ed una concorrenza assurdi: senza contare il disagio per i giocatori che se “vogliono giocare” sono costretti a rincorrere i posti che possono collimare con i propri orari o recarsi invece, e molto più semplicemente, dall’altra “parte della barricata” e, quindi, nell’illegalità. Là, dove i punti gioco esistenti e non autorizzati non hanno ovviamente orari da rispettare, scommesse da far rientrare entro determinati limiti, vicinanze con i luoghi sensibili… in pratica i punti gioco non autorizzati sono ovunque, particolarmente verso i centri delle varie città o dei vari paesi e “navigano tranquillamente in dolci acque”.

Per questo motivo, la mancata omogeneità degli orari, il Sindaco di Vercelli è tornato indietro sui suoi passi, anzi sui suoi orari: proprio perché la gente andava a giocare in una città vicino dove lo si poteva fare. Questo esempio potrebbe anche essere seguito da altri “sindaci volonterosi” e si spera che si possa trovare una regolamentazione oraria più consona a salvaguardare i livelli occupazionali. Nel frattempo… via libera a ricorsi che possano fermare o cambiare questa situazione per non mettere gli operatori di Torino, e viciniori, in ginocchio!