Rilanciare il gioco d’azzardo dell’ippica

Per l’ennesima volta, si esprime il disagio in cui il settore ippico si trova ed è costretto a vivere negli ultimi anni. Bisognerebbe riflettere se lo stesso comparto vuole continuare a lavorare ed investire in questo “sport” oppure vuole lasciarlo andare alla deriva come hanno fatto i vari Governi non “varando” alcun tipo di soluzione per l’intera filiera: tutti gli operatori vogliono il cambiamento e vogliono rilanciare il settore che ha ancora potenzialità enormi.

Gli addetti ai lavori sommessamente suggeriscono “idee” che toccano tutti i settori e che potrebbero costituire “una strada da percorrere” anche se costellata di ostacoli: innanzitutto tutti gli ippodromi -quelli ancora in funzione- devono avere un ruolo ben definito che dovrà essere reinventato, dovrà essere costruito poichè ci sembra che risorse in Italia, per mantenere vivi i 40 ippodromi in modo assistenzialistico proprio non ci sono e non ci saranno neppure più. Dovrebbe essere chiaro, secondo gli operatori più importanti, che le risorse necessarie debbano essere “procurate” e chi non porta risorsa alcuna, chi non valorizza le corse ed i cavalli, chi non contribuisce a creare nuovi proprietari, nuovi appassionati, nuovi allevamenti, non sarà certamente premiato. La cosa che maggiormente manca, ancora di più dell’emergenza economica, è l’organizzazione: da qui parte tutto. Bisogna rilanciare il ruolo dell’allevamento e del proprietario e sopratutto bisogna rilanciare “il valore del cavallo da corsa”. Se non si interviene subito su queste importanti leve il settore morirà per mancanza di puledri, di cavalli da corsa e di proprietari.